Libro preso al volo in stazione perché mi facesse compagnia in una giornata di viaggio. Scerbanenco lo conoscevo di nome, ma ignoravo tutto il resto, compreso Duca Lamberti, il protagonista della vicenda.
A parte il racconto, ben scritto, che ricostruisce bene l'atmosfera anni sessanta (credo) nei quali si svolge la vicenda, ho fatto una riflessione come padre di un'unica figlia, che ovviamente è un pezzo importantissimo della mia vita.
Ho sempre cercato di immedesimarmi nelle situazioni, anche le più strane, le più dure, le più "forti" di cui ho sentito parlare in qualche modo. E, interrogatomi sulla mia eventuale reazione a sollecitazioni varie, mi sono sempre risposto, con una ragionevole certezza, che conserverei l'"umanità", non mi abbandonerei alla violenza, alla vendetta. Certo nelle situazioni ci si deve trovare per essere sicuri di misurare la propria reale risposta, però credo che ognuno possa con ragionevole precisione riuscire a prevedere, forse anche ad allenarsi nell'eventualità di vivere certe vicende. Ebbene, un caso come questo (neppure crudo e violento come questo) mi spiazza.

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Il commissario Charitos è uno di famiglia, ormai, un po' come Salvo Montalbano. A volte non sono tanto le vicende su cui indagano ad essere interessanti quanto i contesti. Quello in cui si muove Charitos stavolta si immerge nella ben nota crisi greca e fornisce un quadro abbastanza avvilente della società ellenica. Una società in cui pare che raccomandazioni, corruzione, truffe siano gli unici elementi che regolano la vita delle persone. Ovvio che una dinamica di questo tipo porti poi allo sfacelo totale, alla disgregazione del tessuto sociale, al tutti contro tutti, in cui trovano spazio anche improbabili associazioni clandestine di cittadini che si improvvisano giustizieri andando a colpire imbroglioni "a campione".

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Concetto non facile e non scontato, questo dell'utilità dell'inutile. Che non equivale ad affermare, a mio avviso, l'inutilità dell'utile. Nel senso che questa enorme raccolta di citazioni, tutte orientate a magnificare l'utilità delle attività che non si traducono in produzione di beni e che quindi dal punto di vista materialistico sono assolutamente inutili, non credo che miri parallelamente a distruggere l'idea di utilità di attività che per contro hanno come obiettivo quello di produrre profitto. Io la metterei in questi termini: assodato che ci sono molte attività che sono svolte esclusivamente per produrre profitto, non vanno però accantonate quelle cosiddette "inutili", dal momento che esse migliorano notevolmente la vita delle persone, in alcuni casi più delle precedenti.

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Forte questo libro. Che gioca tutto sul dualismo tra fantasia e realtà: già il titolo si compone di un nome di un personaggio famoso affiancato a un termine totalmente inventato. L'organizzazione del racconto è davvero singolare: con una compressione temporale molto spinta si ritrovano insieme in un singolare circolo, fondato da Ferdinando Magellano, tutti i grandi viaggiatori della storia, da Noè ad Armstrong, passando per Marco Polo, Cristoforo Colombo e tanti altri. La questione è se ammettere al circolo, che per l'appunto è riservato ai viaggiatori della storia, coloro che hanno viaggiato o descritto viaggi con la fantasia, quali ad esempio Verne, Conrad, Dumas, ... In pratica: la fantasia è equiparabile alla realtà? Ha lo stesso effetto? Ha la stessa valenza? Ha la stessa funzione?

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Interessante, anche se non del tutto scorrevole. Troppi salti nella storia, troppi riferimenti a eventi e personaggi non ben definiti. In ogni caso un'occasione per conoscere un po' meglio non solo Leonardo Pisano (figlio di Bonacci, da cui il nome con cui lo conosciamo noi), ma anche tutti coloro che, più o meno noti, hanno contribuito alla costruzione del sapere matematico come ne disponiamo noi oggi in maniera quasi scontata. Il mondo indo-arabo e la scoperta della numerazione posizionale, l'intraprendenza dei mercanti italiani, Federico II sullo sfondo, le opere che si sono susseguite nei secoli, una carrellata molto interessante sull'onda dell'evoluzione del modo di calcolare e di usare i numeri nel quotidiano.

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Ognuno di noi, negli anni, crea un personaggio di sé stesso. Uno con cui identificarci, che corrisponda a un’idea positiva di noi stessi, che racchiude le qualità che ci piace pensare di avere [….] In questo caso è accaduto – sembra – qualcosa che ti fa dubitare della corrispondenza tra la realtà ed il personaggio cui ti piace assomigliare. Ecco perché avverti questo senso di spaesamento.” In buona sostanza, nella vita decidiamo di adeguarci a un ideale, e se la realtà ci sembra allontanarcene, la cosa ci spiazza.

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